Tommaso Bovo è un poliedrico professionista, professore allo IED, autore con Domus, già collaboratore di alcuni studi di architettura. Negli scorsi giorni, ha pubblicato su FB una sua “provocazione” che ha avuto un notevole riscontro in termini di dibattito, con oltre 20 condivisioni del post. Qui pubblico integralmente il suo intervento, a mio parere tocca spunti trasversali, condivisibili e molto interessanti...


Il design è un ottimo strumento per capire i cambiamenti sociali. Se, ad esempio, ci fermassimo a osservare la produzione di oggetti ci accorgeremmo di come, a partire dagli anni Ottanta, le aziende abbiano cominciato a ideare prodotti seguendo questa formula: massimo impatto emotivo e veloce obsolescenza. La nuova società richiede emozioni immediate, ma soprattutto prodotti facilmente sostituibili in modo da soddisfare il bisogno di costante eccitazione dell'uomo contemporaneo. In pratica il sistema design ha in qualche modo previsto la fine della società “solida”, (fatta di certezze, visione positivista del futuro e fondata sulla durabilità), captando l'inizio di una nuova società “liquida” (veloce, instabile e fondata sull'idea dell'usa e getta).

Ecco che la critica non serve semplicemente a spiegare il design, ma è un efficace strumento per rendere comprensibile quello che sta avvenendo intorno a noi. Se ad esempio applicassimo alla politica contemporanea i concetti di “massimo impatto emotivo” e “veloce obsolescenza” potremmo spiegare perché oggi sia così efficace un tipo di comunicazione facile, emozionale, che mira alla pancia dell'elettorato e non ai contenuti, o l'incredibile spostamento del voto su partiti sempre “nuovi”, oppure il bisogno costante di sostituire leader appena eletti.

Insomma, se nelle riviste o nei blog si affrontasse il design un po' meno in forma commerciale e un po' più in termini di riflessione critica, forse diventeremmo dei consumatori meno aggiornati, ma probabilmente avremmo qualche strumento in più per interpretare il presente.

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